L’Agenda Monti deve essere anche quella Pd, e i riformisti servono ancora
Caro Franco, ti basta identificare LibertàEguale con l’Agenda Monti, questa con l’omonima lista, e quest’ultima con la Repubblica degli ottimati, espressione della vocazione tecnocratica, e il gioco è fatto: quello che oggi si tiene a Orvieto, per discutere del contrasto tra riformisti e populisti e provare ad individuare la politica e le politiche che possono far prevalere i primi sui secondi, è il funerale di LibertàEguale. Un po’ per scopo sociale conseguito (“non è Bersani che ha fatto cadere la prospettiva di un partito a vocazione maggioritaria”; e poi “siamo tutti europeisti”); molto per abbandono dei “principi del fare politica” (non si fa “entrismo” verso il partito dei “tecnocrati”). Leggi Perché la mia storia riformista non s’attaglia alla tecnocrazia di Monti di Franco Debenedetti di Enrico Morando
17 AGO 20

Caro Franco, ti basta identificare LibertàEguale con l’Agenda Monti, questa con l’omonima lista, e quest’ultima con la Repubblica degli ottimati, espressione della vocazione tecnocratica, e il gioco è fatto: quello che oggi si tiene a Orvieto, per discutere del contrasto tra riformisti e populisti e provare ad individuare la politica e le politiche che possono far prevalere i primi sui secondi, è il funerale di LibertàEguale. Un po’ per scopo sociale conseguito (“non è Bersani che ha fatto cadere la prospettiva di un partito a vocazione maggioritaria”; e poi “siamo tutti europeisti”); molto per abbandono dei “principi del fare politica” (non si fa “entrismo” verso il partito dei “tecnocrati”).
E invece no. Che LibertàEguale abbia svolto una funzione essenziale nella battaglia politica e culturale per far nascere, anche in Italia, un partito riformista a vocazione maggioritaria è certamente vero, e ci venne emblematicamente riconosciuto dal “fondatore” del Pd Veltroni, che proprio alla nostra Assemblea di Orvieto annunciò di aver compiuto una scelta politica “costituente”, capace di fare uscire i riformisti dal calvario di decenni di pas d’ennemis a gauche. Ricordi? “Mi sono chiuso una porta dietro le spalle…”. Non fu del tutto conseguente (Di Pietro). Ma dopo sei anni di dura battaglia di ultra minoranza (il 4 per cento raccolto dalla mozione Morando a Pesaro, nel congresso dei Ds del 2001), l’ultramaggioranza del centrosinistra italiano veniva a condividere la proposta di riorganizzazione del nostro campo attorno alla funzione centrale di un grande e unitario soggetto politico. Così inducendo anche l’altro campo, per elementari ragioni di competizione, a ristrutturarsi, dando vita al Pdl. Per questo, non mi sono mai pensato e sentito una “foglia di fico”: semmai, il piccolissimo seme che ambisce a generare qualcosa di infinitamente più grande di lui. Della serie: non succede, ma se succede…
Veniamo ora all’Agenda Monti. Non LibertàEguale come tale, ma io come senatore e dirigente del Pd, ho sostenuto con tranquilla determinazione che dovesse essere il Pd a garantire agli italiani e ai nostri partner europei e globali che l’Italia – col governo Bersani (o Renzi: eravamo a luglio, e le Primarie non si erano ancora tenute) – avrebbe tenuto fede agli accordi sottoscritti (Six pack e Fiscal compact), avrebbe realizzato gli impegni presi (pareggio strutturale di Bilancio nel 2013), e non avrebbe compiuto passi indietro rispetto alle riforme realizzate nell’ultimo anno (pensioni e lavoro). L’Agenda Monti è stata ed è tutto questo. Così come è stata ed è quell’insieme di atti, proposte e atteggiamenti che ci ha fatto recuperare credito in Europa, dove siamo riusciti a incunearci – con garbo e determinazione, senza strappi e cedimenti – tra la Francia di Hollande e la Germania di Merkel, ora cooperando con il primo per smuovere la seconda (l’Unione bancaria e i primi esperimenti di project bond), ora viceversa (la ratifica rapida del Fiscal compact e l’avvio del lavoro sulla “cessione di sovranità” in tema di decisione di bilancio nazionale). Questa è l’Agenda Monti, che continuo a ritenere che il Pd farebbe bene a fare propria. E confido che, al di là dei toni e degli accenti, lo farà.
La lista Monti – rispetto a cui fare un improbabile “entrismo” – è tutt’altra cosa. Ovviamente, non è cosa di LibertàEguale. Che da liste ed elezioni – essendo partecipata da liberaldemocratici e liberalsocialisti di diversa o nessuna appartenenza politica – si è sempre tenuta a debita distanza (Cafagna docet). Ma, se permetti, non è nemmeno cosa mia. A meno che anche tu pensi che invitare alla nostra Assemblea Monti, un anno e più fa, a parlare della minaccia populista – e mantenere questo invito anche a campagna elettorale incombente – sia segno di subalternità alla sua odierna iniziativa politico-elettorale. Tu quoque?
Quanto alla possibile funzione strategica della lista Monti - “dare una prospettiva politica nuova a quel 40 per cento di italiani che ha votato Berlusconi” – inclino a ritenere che tu abbia ragione. Per questo, non come presidente di LibertàEguale, ma come dirigente politico, non ho condiviso la scelta di Pietro Ichino, al quale confermo enorme stima e piena adesione al progetto di flexicurity che porta il suo nome. Mentre ho condiviso le motivazioni politiche con cui un altro esponente di LibertàEguale, Stefano Ceccanti, ha motivato ieri (La Stampa) la non accettazione dell’offerta che gli era stata rivolta.
Ma vorrei invitarti a non trascurare troppo, in questo contesto, l’oggetto specifico dell’Assemblea di oggi: riformismo versus populismo. La relazione di Antonio Funiciello chiarirà i termini del problema. Io qui mi limito a sollevare un’unica questione: ritieni o no che costituisca un serio rischio, per il futuro dell’Italia e dell’Europa, la possibilità che le tre Regioni del nord – Piemonte, Lombardia e Veneto – possano essere “unificate”, sotto le insegne di tre presidenti leghisti, in una macroregione che metta sotto ricatto da rivolta fiscale il nostro paese e l’Unione? Oppure “siamo tutti europeisti” e il problema non esiste? E ti sembra sensato o no che LibertàEguale, dopo aver mostrato qualche virtù di presbiopia nell’individuare il rischio, provi a discutere della politica (la cooperazione tra Pd di Bersani e lista Monti) e delle politiche che possono effettivamente scongiurarlo? Do per scontato che organizzare una simile discussione non equivalga a organizzare una festa. Ma l’unico funerale che si cercherà di preparare oggi a Orvieto, sarà quello, difficile e lontano nel tempo, del populismo. La nostra solita megalomania…
Ma vorrei invitarti a non trascurare troppo, in questo contesto, l’oggetto specifico dell’Assemblea di oggi: riformismo versus populismo. La relazione di Antonio Funiciello chiarirà i termini del problema. Io qui mi limito a sollevare un’unica questione: ritieni o no che costituisca un serio rischio, per il futuro dell’Italia e dell’Europa, la possibilità che le tre Regioni del nord – Piemonte, Lombardia e Veneto – possano essere “unificate”, sotto le insegne di tre presidenti leghisti, in una macroregione che metta sotto ricatto da rivolta fiscale il nostro paese e l’Unione? Oppure “siamo tutti europeisti” e il problema non esiste? E ti sembra sensato o no che LibertàEguale, dopo aver mostrato qualche virtù di presbiopia nell’individuare il rischio, provi a discutere della politica (la cooperazione tra Pd di Bersani e lista Monti) e delle politiche che possono effettivamente scongiurarlo? Do per scontato che organizzare una simile discussione non equivalga a organizzare una festa. Ma l’unico funerale che si cercherà di preparare oggi a Orvieto, sarà quello, difficile e lontano nel tempo, del populismo. La nostra solita megalomania…
Leggi Perché la mia storia riformista non s’attaglia alla tecnocrazia di Monti di Franco Debenedetti
di Enrico Morando